Il senso mediatico del gusto

February 2, 2017

 

I tutorial sul cibo, fino a qualche decina di anni fa, avevano un’altra forma ed erano divulgati dalla televisione e dalle riviste. Adesso, navigando sul web, si viene raggiunti, spesso senza volerlo, da brevi filmati su come fare o produrre qualcosa di commestibile o meno.

Ma i libri di ricette e i libri di cucina, che fine hanno fatto? C’è ancora chi li legge? Hanno ancora un ruolo nella nostra società contemporanea?

Il libro di ricette di cucina italiana, così come lo conosciamo oggi, ha un inventore, e, la sua nascita, una data precisa. L’inventore del primo libro moderno di ricette è il famoso Pellegrino Artusi.

 

Artusi, dopo svariati fallimenti nel trovare una casa editrice disposta a pubblicare il suo libro che raccoglieva ricette di cucina, si autofinanzia e, nel 1891, esce la prima edizione de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.

Il libro contiene ricette raccolte nella sua vita e perfezionate dalla sua fidata cuoca. Questo testo avrà un enorme e probabilmente insperato successo. Sicuramente per lo stesso Artusi questa avventura era iniziata come un passatempo, lui non era né un cuoco né un ristoratore, ma semplicemente un mercante di successo e un appassionato di cibo e cucina nella sua vita privata. Con questa raccolta, operò una vera e propria rivoluzione: la diffusione democratica del sapere culinario, il sapere semplice, domestico e casalingo.

 

Evidentemente, visto il successo immediato e la risposta puntuale del pubblico, la società dell’epoca era già pronta per ricevere un prodotto del genere. Artusi infatti intrattenne una fitta corrispondenza con le sue lettrici, donne di casa di tutta Italia che gli suggerivano varianti e nuove ricette; questa corrispondenza fece si che venissero pubblicate numerosissime ristampe, alla faccia di coloro che avevano rifiutato di pubblicarlo. Nell’introduzione di una di queste ristampe, scriveva parole che a rileggerle oggi sanno di profezia e, riferendosi ad un suo dotto amico che gli aveva criticato l’opera, dice:

 

- Dunque anche lei, perché questo mio lavoro sa di stufato, sdegna forse di prenderlo in considerazione? Sappia però, e lo dico a malincuore, che con le tendenze del secolo al materialismo e ai godimenti della vita, verrà giorno, e non è lontano, che saranno maggiormente ricercati e letti gli scritti di questa specie; cioè di quelli che recano diletto alla mente e danno pascolo al corpo, a preferenza delle opere, molto più utili all' umanità, dei grandi scienziati.

Cieco chi non lo vede! Stanno per finire i tempi delle seducenti e lusinghiere ideali illusioni e degli anacoreti; il mondo corre assetato, anche più che non dovrebbe, alle vive fonti del piacere, e però chi potesse e sapesse temperare queste pericolose tendenze con una sana morale avrebbe vinto la palma.

 

Prima di allora la cucina era riservata a chi lo faceva per mestiere o nella versione casalinga alle donne, che cucinavano per la sopravvivenza quotidiana della famiglia, con materie prime locali e saperi tradizionali.

Insieme alla rivoluzione industriale nasce anche la classe borghese e con essa anche la nuova figura della donna di casa, una persona dedicata alle quattro mura e al benessere della famiglia.

La “massaia moderna” ha a disposizione sempre più ingredienti e tempo da dedicare, cominciando quindi ad avere bisogno di spunti ed idee tra i fornelli.

 Il saper cucinare diventerà rapidamente da lì a qualche decennio una delle caratteristiche fondamentali della perfetta massaia insieme al saper cucire e tenere la casa pulita e in ordine, caratteristiche che diventeranno negli anni 50 ,60 e 70 intrinseche nell’essere stesso femmine, donne e mogli.

Ancora riecheggia nella mia testa la frase che mi hanno ripetuto spesso da quando ero una ragazzina e cucinavo qualcosa di buono: “Brava, è buono, allora adesso ti puoi sposare!”

Stessa frase si è sentita dire mia mamma e mia nonna prima di lei, ma non so se qualcuno la dirà a mia figlia.

 

Nella prima metà del 900 era usanza regalare un libro di ricette di cucina alla futura sposa, come a dire: “Tieni, questo è un augurio che il tuo matrimonio sia felice; quando le cose sono monotone o devi far bella figura, sfodera qualche ricetta consolidata di questo libro e non potrai sbagliare!”.

 

Anche a questo fine, si diffuse “Il Talismano della felicità” di Ada Boni. La Boni è stata una cuoca romana di inizio secolo ed ha riunito nel suo libro ricette di osterie e di ristoranti di alto livello come anche ricette casalinghe e della tradizione. Della versione tascabile ne ho una copia originale. L’ho comprata per fare un regalo dal sapore retrò ad un’amica che si sposava. L’ho cercato per diverso tempo e poi, quando l’ho avuto tra le mani, non ce l’ho fatta, ed ho comprato alla mia amica un’altra cosa: il piccolo talismano è rimasto a me! Che bel librino! Già solo nel titolo “Piccolo Talismano della Felicità”, c’è qualcosa di magico, perché attraverso queste parole, il libro sembra voler dire: “Prendi, questo è un segreto per la felicità della tua famiglia!”.

 

Oggi saper cucinare, è tornato ad essere, come in epoca preindustriale, una prerogativa di professionisti e caratteristica di poche “donne moderne”, anzi ormai la virtù culinaria è vista come una virtù alla stregua di saper dipingere o cantare bene.

 

In questo contesto, che ruolo hanno i libri di cucina?

E in che modo la rete contribuisce ad ampliare la nostra conoscenza sul campo?

 

Secondo me, poco o niente. Parliamoci chiaro, il web, ovvero la diffusione delle informazioni via internet, hanno in ogni ambito una doppia faccia:

può servire a sapere di più ma allo stesso tempo provoca un effetto boomerang per il quale tutti sanno le stesse poche cose che circolano e spesso, queste cose, sono anche di mediocre qualità.

Basta così ricercare una ricetta qualsiasi su un motore di ricerca in rete e, se si è ben attenti, si scoprono diversi fatti interessanti. Innanzitutto, spessissimo le ricette non sono altro che la stessa ricetta ripetuta e riproposta con un vestito diverso, opera di copiatori neanche troppo abili, che molto probabilmente non hanno neppure mai provato a realizzarla. Altro fatto interessante è che una volta che si comincia una ricerca di una ricetta, si viene bombardati per un po’ di tempo da filmati di genere culinario e spesso si tratta di filmati o tutorial con immagini molto accattivanti che mostrano quanto sia facile eseguire questo o quel piatto così appetitoso. Il più delle volte piatti composti da preparazioni pronte come ad esempio, la pasta sfoglia preconfezionata.

 

Qualche tempo fa, ero stata invitata a casa di un’amica e, per dessert, ci ha servito un dolce con la onnipresente pasta sfoglia. Proprio qualche giorno prima, avevo visto, in una di quelle finestrelle pop up che vengono fuori navigando, la stessa ricetta e, probabilmente, anche la mia amica era stata raggiunta dallo stesso filmato e, visto che si trattava di una preparazione molto facile e d’effetto, avrà pensato bene di proporla. Come lei, sicuramente altre migliaia di persone hanno negli stessi giorni cucinato lo stesso dolce, pensando di essere originali. Stessa cosa mi è capitata a Natale: sono stata invitata a casa di alcuni parenti e voilà si è palesato in tavola il nuovo dolce trendy, esteticamente accattivante e facile da preparare! Inutile dire, già visto in rete.

 

Della cucina e televisione mi ripropongo di parlare più approfonditamente in un altro momento, adesso mi limito ad accennare al giorno zero della gastronomia televisiva in Italia. Mi riferisco alla fine degli anni ’50 più precisamente al 1957 quando andò in onda la prima puntata della fortunata serie di Mario Soldati “Viaggio nella valle del Po”.

Con una serie di puntate, Soldati si riproponeva di esplorare i luoghi propri della valle del Po e di documentare quelle tradizioni enogastronomiche che già allora si ritenevano in pericolo di estinzione. Raccomando a tutti una visione, anche solo di qualche spezzone di questa serie, da prendere come una testimonianza di un genere che oggi vede ogni sorta di competizioni culinarie e sedicenti guru dei fornelli. Così ci ritroviamo una Nigella Lawson o un Jamie Oliver che inconsapevoli di essere tradotti e di parlare anche ad un pubblico di italiani vorrebbero farci credere che la loro cucina abbia un certo italico profumo,  oppure un ben più autentico Giorgione che ci fa venire appetito al solo guardarlo: questi sono gli attori del nostro tempo e noi il risultato di un mix tra tutorial, blog e gare a tempo.

Il sapere culinario non è più una dote da sposina, ma un genere da intrattenimento, è arte e, a volte, è spettacolo.  Oggi sono tante le gare e show culinari che hanno successo e in crescita sono le app  con cui ti puoi ordinare la cena a domicilio.

 

Non voglio essere nostalgica a tutti i costi, ma il libro di ricette di cucina rappresenta una mia passione. Sfogliarne di usati, ereditati o comprati,  mi emoziona.  Le pagine dove si vedono appunti o schizzi di unto mi raccontano dei gusti di chi lo ha posseduto, della sua vita e dell’episodio nel quale è stato alle prese con quella ricetta.

Per chi avrà preparato quel piatto? In che occasione? Meravigliosi sono i viaggi della mia fantasia!

 

Agata Mauti

 

 

*illustrazione di Giulia Sollai

 

 

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